giovedì 26 giugno 2008

Twist & Shout


Come i più attenti dei miei 3 o 4 lettori avranno sicuramente intuito, ieri sera ero in quel di San Siro, per l'unica data estiva in Italia di Bruce Springsteen & The E Street Band.

In realtà sono arrivato davanti al Meazza intorno alla mezzanotte di martedì 24, con la speranza di avere un ottimo posto, trovandomi invece al numero 325 della lista dei già presenti; pit sicuro, dunque, ma niente prima fila. Con il senno di poi, sarà stato meglio così, nella tonnara dello stadio caldo e afa erano insopportabili già nelle medie retrovie, non oso pensare di fronto al palco, con l'ammassamento totale.

Comunque sia. La nottata scorre via abbastanza tranquilla, e magicamente già intorno alle 10 di ieri mattina distribuiscono i braccialetti con cui i duri e puri hanno accesso al pit, lasciando poi quindi mezza giornata libera a tutti quanti. Il tempo di chiacchierare un po' con le vecchie facce familiari che fa sempre piacere rivedere, mangiare qualcosa e soprattutto ingerire quanti più liquidi possibili per far fronte al caldo davvero esagerato della giornata.

Poco dopo le 15, tutti di nuovo in fila sotto il sole cocente, per un'estenuante attesa di oltre due ore, prima dell'apertura dei sacri cancelli e dell'ingresso sul campo, solo noi (2000 persone circa in totale) al centro del mondo, con gli altri che sono poi arrivati alla spicciolata.

Alle 20.50 circa, con il sole ancora relativamente alto, le luci si spengono, parte il carillon d'inizio show e quindi inizia lo spettacolo vero e proprio, che si protrarrà per tre ore piene e tirate, infischiandosene delle direttive comunali che minacciavano di staccare la spina alle 23.30.

E se l'inizio è spumeggiante, con una Summertime blues d'altri tempi, seguita a ruota da Out in the street, il concerto continua poi pescando a piene mani dall'album Darkness on the edge of town (6 i pezzi che ne verranno eseguiti), ed è poi nel momento in cui Bruce scruta i cartelli delle richieste che succede il finimondo, quando attacca prima None but the brave e poi Hungry heart.
Su una Because the night già tiratissima, Nils Lofgren infila un assolo scatenante, dimostrando ancora una volta le sue qualità di chitarrista.
Ma è dopo una I'm on fire intensissima, con Springsteen a cantare ad occhi chiusi su una sedia di legno a meno di un metro dai fan più vicini, che parte l'intro al pianoforte di Roy Bittan, quell'intro su cui gli appassionati di vecchia data non possono che sentire una fitta al cuore e preparare le lacrime. Perchè Racing in the street è una di quelle canzoni che ti muove qualcosa dentro, che ti prende nel pugno le emozioni e non le lascia andare via fino all'ultimo alito di pianoforte.
A novembre, almeno una lacrima su Incident on 57th street mi era scesa, e ieri sera ho fatto abbondantemente il bis.

Lo spazio per le sorprese però non è finito, perchè nei bis arriva una scoppiettante Detroit medley, con tanto di cartello sul secondo anello illuminato dall'occhio di bue, Rosalita e poi, quando sembra davvero che sia ora di spegnere l'interruttore, ecco che Bruce imbraccia nuovamente la chitarra e saluta tutti con una Twist & Shout d'altri tempo, con i 60mila di San Siro impazziti.

Una scaletta pazzesca, insomma, energia pura per tutte le 3 ore di concerto. E, come sempre, c'è da ringraziare Springsteen e tutta la band, oltre che i volti amici con cui ho diviso l'attesa e poi lo show.

Prossima fermata, Barcellona, Camp Nou, 19-20 luglio.

All aboard!

lunedì 23 giugno 2008

Si torna a casa


E finisce così.

Nel silenzio generale, solo il suono di qualche bottiglia di birra ormai vuota a riempire il sacco della spazzatura, il fruscio di bandiere già pronte a sventolare, i clacson delle macchine più silenzioso che mai.

Fischi a non finire a Di Natale, manone di Casillas, triplo fischio e tutti a casa.

Giù a dare la colpa a Donadoni, a non capire perchè Del Piero, entrato proprio per i rigori, avrebbe dovuto aspettare l'ultimo, perchè Toni, esausto dopo una stagione evidentemente durissima, ha dovuto giocare ogni minuto di ogni partita, perchè Camoranesi non è entrato prima, perchè Cassano non è mai andato verso la porta.

Domande, queste, che rimarranno senza risposta insieme a mille altre.

Da come abbiamo giocato le nostre quattro partite, avremmo meritato di tornare a casa già qualche giorno fa, ma almeno ci siamo tolti la soddisfazione di battere i francesi, e di sfidare la sorte che ci aveva già sorriso nella notte di Berlino, sul dischetto del rigore.

Ma è andata male, pazienza.

mercoledì 18 giugno 2008

Viva l'Italia!


E' andata.

La partita più discussa dell'anno, contro gli odiati cugini transalpini, mentre dall'altra parte il buon vecchio Marco Van Basten metteva in campo tutte le riserve e vinceva comunque contro la Romania, l'abbiamo vinta noi.

Con la Francia in 10 per 80 minuti buoni, con una sassata di Pirlo su rigore, con un tiraccio di De Rossi prontamente deviato da Henry, ma è andata.

Quindi, in pratica, la Nazionale di Donadoni è una squadra bollita, incapace di creare gioco e con una difesa imbarazzante, come si diceva all'indomani della prima partita contro l'Olanda, oppure invece è una squadra forte, in grado di impensierire gli avversari e di arrivare fino alla fine, come si comincia a dire sottovoce oggi?

Penso che la verità stia nel mezzo: se De Rossi sembra insostituibile, e Buffon è la saracinesca di sempre, Toni invece appare parecchio stanco (sia nella corsa che nelle conclusioni), Perrotta non trova il suo gioco migliore e Cassano, invocato ieri come salvatore della patria, ha fatto proprio poco.
Sarà che avendo visto tre Italie diverse in campo in tre partite diverse, è difficile dare dei giudizi concreti, ma dubito che troveremo la formazione ideale prima della fine di questa nostra avventura. E se da una parte la squalifica per il prossimo match di Pirlo e Gattuso può dare pensieri a Donadoni, dall'altra almeno gli leva dei dubbi sulle molteplici possibilità di chi mettere in campo contro la Spagna.

Spagna che, tra parentesi, non ho ancora avuto modo di veder giocare, ma a quanto ho letto, è una delle formazioni più attive di questa competizione.

Incrociamo le dita, e stiamo a vedere.

p.s. I più attenti di voi se ne saranno probabilmente già accorti, ma dalla sera di ieri è possibile scaricare la nuova versione 3.0 di Firefox (chi non ce l'ha ancora si batta il petto, e poi cestini per sempre quel rottame di Internet Explorer). Nel dubbio, date un aiutino a Mozilla per entrare nel Guinness dei Primati con il maggior numero di download effettuati:

sabato 14 giugno 2008

Piove, guarda come piove...

Non so voi, ma io mi sono anche un po' stufato di questo tempo.

Piove, poi ripiove, poi piove ancora, poi ti butta lì due giorni di sole e afa assoluta, di quelle che bisogna bere ettolitri d'acqua al giorno per sperare di sopravvivere, e avere sempre vicino un ricambio, per levarsi di dosso i vestiti zeppi di sudore, e poi già di nuovo, piove, poi ripiove, poi piove ancora.

Come se non bastasse, questo tempo da lupi lo viene a fare proprio quest'anno, proprio quando io prendo la moto e mi preparo a un'estate di tornanti, colline, scampagnate, discorsi da biker in erba e tutto il resto.

Va da sè che poi, se uno si sveglia il sabato, e riesce a ritagliarsi quelle due ore per fare un giretto, e si becca pioggia e freddo (va detto: oggi fa proprio freschino, e siamo al 14 giugno), il week-end non inizia nel migliore dei modi.

Detto questo, ormai è sotto gli occhi di tutti la fragilissima situazione degli Azzurri del pallone europeo: abbiamo raccattato appena un punto dopo le prime due partite, e nonostante questo (un secondo che ho una cosa in tasca, controllo un attimo se è tutto a posto) rischiamo ancora di qualificarci per i quarti di finale. Roba da non crederci.
Ma almeno la partita di ieri sera contro la Romania è stata onorevole. Se nel primo incontro avevamo proprio lasciato a desiderare, la squadra in campo ieri invece era risoluta, aveva voglia di vincere e di proseguire il cammino nella competizione. Poi, vabè, gli errori arbitrali ci sono stati e anche qualche leggerezza da parte di alcuni giocatori, ma questo è il calcio, capita.

Martedì nessuna pietà: dovremo spezzare la schiena ai cugini francesi, e poi incrociare le dita.

Sperando (anche) che non piova.

lunedì 9 giugno 2008

Se ne va coi gol in tele il week-end

E' stato un weekend lungo e bello pesantino.

Venerdì, mentre il cielo diventava nero e la pioggia imperversava con cattiveria e senza sosta, ero a San Siro, per il concerto di Vasco. La prima ora, va detto, se n'è andata senza infamia e senza lode, vuoi perchè ci si doveva ancora scaldare, vuoi perchè le canzoni dell'ultimo album non entusiasmano.
Ma dopo la prima pausa, Vasco è sempre Vasco, e quando spara fuori a mitraglia i vecchi successi, allora sì che lo spettacolo è degno di questo nome. L'unico rammarico è che ormai pare non voler più fare "per esteso" pezzi come Brava Giulia, Dormi dormi e via dicendo, e allora li concentra tutti in un unico, lungo medley. Devo dire che però questa volta è andata meglio dello scorso anno: lo stratagemma di riunire tutti i musicisti su delle sediole, al centro del palco, e di accennare i vari brani per poi lasciar fare al pubblico, è senza dubbio riuscito.
Gran finale con Vita spericolata (alleluja! al sesto o settimo concerto, finalmente riesco a sentirla dal vivo) e Albachiara, e poi tutti a prendere il panino con la salamella e a casa.

Ma non è mica finita, perchè sabato avevo un matrimonio. Di quelli che sì, ok, sei contento per gli sposi, ma più che altro non ne puoi più (in senso buono), perchè è da un anno che se ne parla, e soprattutto le donne - peppie - sono lì con la loro ansia e i loro bravi commenti al fulmicotone su acconciature, scarpe, vestiti e compagnia bella. Comunque sia, è andata.
Dopo la cerimonia, l'alcol è scorso a fiumi, e abbiamo chiuso la nottata intorno alle 3, cantando nel modo più sguaiato possibile i grandi successi piemontesi. Siamo ragazzi, suvvia.

Ieri ero veramente cotto. Fortuna ha voluto che il tempo non fosse - già di nuovo - entusiasmante, cosa che mi ha dato la scusa per seguire tutti i vari eventi sportivi della giornata in tv: dalla MotoGP alla finale maschile del Roland Garros, alla Formula 1 in Canada, per poi chiudere con un'onesta Germania-Polonia.

E stasera sono in campo gli Azzurri.

giovedì 5 giugno 2008

Nuvole che parlano

Tra le mille cose con cui perdo tempo, sono anche un appassionato di fumetti. Sono un lettore abbastanza difficile, va detto, ma quanto meno ho il pregio di non seguire le mode con i paraocchi, e quindi sto molto attento a sceneggiatori, disegnatori, case editrici e quant'altro. Per capirci, il semplice fatto di vedere un manga con una bella copertina non mi spinge a comprare il volumetto, anzi.

Tra le certezze degli ultimi anni, uno dei prodotti migliori del mercato italiano è senza dubbio John Doe: un buon team di artisti e scrittori, un'ottima idea di partenza e un cammino abbastanza preciso, con poche sbavature.
Bene, dopo mesi di assenza sono riuscito a passare nella mia fumetteria di fiducia, e ho recuperato i miei arretrati, per poi leggermi, quasi d'un fiato, i numeri 58-59-60, parte centrale di quella che i fumettari definiscono la terza stagione del personaggio. Bè, sono rimasto profondamente deluso. Non dai disegni, o dalle copertine (Massimo Carnevale offre sempre delle gemme di indubbia qualità), ma dall'inutilità dei tre episodi: non aggiungono nè tolgono niente, ributtano in pista qualche personaggio che - si spera - ci rimarrà, e ne gettani ai pesci invece altri, come se fosse carne da cannone, giusto per buttare un po' d'inchiostro sulla carta e intascare i 2,70 euro ad albo.
Voglio sperare che sia solo un breve passaggio, e che si torni alla qualità canonica in tempi brevi. Anche perchè mi spiacerebbe abbandonare la testata, l'ho presa fin dal primo numero e non mi ha mai deluso, a parte qualche dettaglio di poca importanza. Ci credo ancora, via.

Un altro fumetto che era partito benissimo (inizialmente autoprodotto, con una distribuzione ridicola che ha però conquistato lettori in modo assai rapido) e che poi, per un motivo o per l'altro, si è perso un po' nel corso degli anni è il Rat-Man di Leo Ortolani, che dietro alla comicità grottesca d'apparenza nasconde un'enorme conoscenza del mondo del fumetto e una grande attenzione al lettore, oltre ad un'originalità senza pari.
Aprendo una parentesi, lo scorso anno era stata fatta la scelta di portare in tv il Ratto, mettendo insieme una squadra per produrre i cartoni animati, e siglando un accordo con la Rai per la messa in onda. Peccato però che il cartoon abbia subito un numero infinito di spostamenti in palinsesto, prima di essere sospeso sine die. La qualità, il doppiaggio e via dicendo erano quelli che erano, va detto, ma un trattamento del genere pare ingiusto e immeritato. Non solo: al lettore affezionato rimane l'amaro in bocca, e la sensazione di aver venduto in qualche modo il prodotto a un qualche mefistofelico dirigente che, nella sua imbelle ignoranza, non ne ha saputo tirar fuori nulla di buono.
Detto questo, nella pentalogia che occuperà le pagine di Rat-Man per buona parte del 2008, Ortolani approfitta del suo spazio per togliersi un bel po' di sassolini dalle scarpe, senza nascondere troppo - anzi - i suoi riferimenti alla vicenda del cartoon. Una scelta coraggiosa, difficile, senza dubbio apprezzabile.

Fletto i muscoli e sono nel vuoto.